Antonio di Pietro

Il Decreto Dignità e quelle misure da rivedere: come ridurre le distanze dal mondo del gioco

Il Decreto Dignità fa ancora parlare di sé e, mentre il governo avvia i lavori di stesura della prossima Legge di Bilancio, cominciano a circolare voci sempre più insistenti su una revisione o comunque su sostanziali novità sulle misure applicate ai giochi. Quel che da anni gli addetti ai lavori dell’industria del gaming si auspicano, al di là dei governi e del colore politico, è una maggiore vicinanza al settore del gioco pubblico, da sempre tenuto fortemente lontano dai salotti politici mentre chi lavora altro non auspica che una regolamentazione del settore. Aspettative che però prontamente sono state deluse dal nuovo governo a colore Lega-Movimento5Stelle, che anzi ha aumentato le misure per isolare ancor di più il mondo del gaming. E il Decreto Dignità, celermente messo in piedi e steso nero su bianco, non ha fatto altro che aumentare la diffidenza verso il settore del gioco, senza apportare, come invece era nelle intenzioni nulla di buono.

Sono passati due mesi dall’emanazione del Decreto, che forse comincerà a farsi conoscere quando, a detta dello stesso Di Maio, proseguirà la sua lotta al gioco d’azzardo. In attesa della prossima Legge di Bilancio, va detto che l’intento del nuovo governo è quello di limitare ancor di più il campo “d’azione” del gaming: rimuovere sale giochi, ad esempio, nei pressi di scuole ed ospedali è una delle intenzioni mai nascoste dal governo centrale. Quel che più spaventa è l’adozione del cosiddetto distanziometro, presente in varie regioni e regolamentato da leggi che l’Esecutivo potrebbe seriamente prendere in considerazione. Come è facilmente comprensibile, al posto del dialogo, si è preferito erigere muri e chiudere porte. Il Decreto Dignità, invero, lascia più perplessità che altro, anzitutto per l’invito implicito che contiene al suo interno per l’illegalità, ma non è questa la sede opportuna in cui discuterne.

Piuttosto, tra tanti divieti, minacce, intenzioni bellicose verso il mondo del gaming, si può intravedere qualcosa che si può definire opportunità: un intervento sulle distanze da parte della legislazione centrale potrebbe far sì che vengano imposte regole nuove e certe al mercato, a prescindere dalla loro dimensione. Sono gli stessi addetti ai lavori che chiedono, da tempo, lucidità e meno follia: sarebbe giusto considerare luoghi sensibili ospedali e scuole ma le misure che oggi regolano i distanziometri sono finanche più ristrettive e precise. Ad attendere maggior chiarezza, una regolamentazione lucida e certa, sono tutti, anche i legislatori che non sanno dove applicare e dove no le misure previste nel nuovo Decreto. A questo punto, tramite indiscrezioni circolanti da Palazzo Chigi, il governo, stavolta, sarebbe pronto ad imbastire un dialogo per riordinare un settore da tempo vittima di restrizioni e politiche poco chiare. In che modo? Attraverso una riforma di comparto, che consentirebbe anche di poter mettere a bando le concessioni per scommesse e per il bingo, prorogate nel tempo per l’impossibilità di assegnare nuove licenze, invendute proprio per le misure restrittive delle leggi regionali.

Un nuovo dialogo sarebbe la soluzione migliore per il governo e per il settore del gaming, che avrà sì un prezzo da pagare ma che non risentirebbe eccessivamente di tutte queste politiche contro un’industria che deve, o quantomeno dovrebbe, fare i conti anche con l’andamento del mercato generale e soprattutto internazionale.

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