Antonio di Pietro

Il costo, altissimo, del Decreto Dignità

Un anno e più dopo l’approvazione del Decreto Dignità, quali sono le conseguenze che si sono automaticamente prodotte? Il fatto è noto: a luglio 2018 l’approvazione del Decreto, a luglio scorso l’entrata effettiva di tutte le norme all’interno previste, dopo la regolare scadenza di tutti gli accordi precedentemente in essere.

Il costo è caro, carissimo, ad ogni settore economico presente in Italia che comprendesse al suo interno pubblicità e soprattutto per una industria, quella dell’azzardo, già percossa ed arrivata ormai al terzo aumento del Prelievo Erariale Unico previsto, ex lege, dal prossimo mese di febbraio. Il costo è alto soprattutto per la Serie A, massimo campionato di calcio italiano, uno dei cosiddetti top five, del tutto ridimensionato dal decreto fortemente voluto, diversi mesi fa dicevamo, da Movimento Cinque Stelle e Lega, allora alleata di governo. Il primo, grosso buco è stato provocato a quelle società che avevano accordi in essere con società di betting e gaming: secondo il Corriere dello Sport, Roma e Lazio, che avevano accordi rispettivamente con Betway e Marathon Bet, hanno dovuto rinunciare a 4,5 milioni di euro annui. Il buco totale previsto è di 35 milioni per quest’anno, numero destinato a salire dal momento che la Roma, oltre ai 4 milioni di cui sopra, ha rinunciato ad un totale di 15 milioni ulteriori. Un danno non indifferente. In totale il solo Decreto è costato più di 100 milioni: una cifra che la Juventus ha speso per Cristiano Ronaldo. Che, forse, non vale quanto il preziosissimo Decreto voluto dal precedente Esecutivo.

In Premier League le squadre, invece, hanno in essere 19 accordi con società di betting: il totale dei team di Premier è 20. 9 su 10, dunque, incassano 380 milioni di euro a stagione, da sponsor provenienti dal mercato del gioco legale. In Spagna manco a dirlo: 19 delle 20 squadre traggono benefici e prosperità dalle società di gambling. In Liga solo la Real Sociedad ha detto no, per volontà dei tifosi, ad uno sponsor di gaming. Soldi, investimenti, mercato che cresce e gira. In Italia invece venti squadre su venti hanno rinunciato non solo agli sponsor, sulle maglie, sui tabelloni pubblicitari, sui maxi-schermi, ma anche a 100 milioni di euro totali. Il tutto per allinearsi al Decreto Dignità, che è costato più o meno la stessa cifra. Si parlava, con CR7 alla Juve, di affare del secolo. E questo invece, come si può qualificare? Il Decreto di che cosa?

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