Antonio di Pietro

Riforme, dopo la tempesta?

Il gioco in balia del Covid-19. Dopo la tempesta il riordino?

L’Italia, assieme a tutto il mondo, combatte la piaga del Coronavirus. Occorreranno tempo e pazienza, ma dietro questo genere di ostacoli, lo insegna la storia, esistono delle opportunità che subito dopo vale la pena cogliere e sfruttare appieno. Opportunità soprattutto dal fronte dell’economia, ma non solo ovviamente. Si tratta di un’occasione, nella sventura, più unica che rara.

Chi spera in queste opportunità è il gioco d’azzardo che, finalmente, dopo un biennio di sole battaglie, si è visto aprire delle porte insperate. Il Decreto Cura Italia, in questo senso, è manna dal cielo per un settore percosso e afflitto. I nuovi provvedimenti di emergenza vanno ovviamente in direzione di tutti quei settori industriali, compreso il gioco, percossi da forze maggiori come quella della pandemia. Per la prima volta, negli ultimi anni, si passa dalle parole ai fatti. Dopo la crisi, forse, i tempi saranno maturi per mettere mano ad un discorso finora sempre evitato: il Riordino del settore.

Non è un segreto che il gioco pubblico necessiti di una grossa, e quanto più totale revisione. Lo Stato finalmente sembra essersi accorto di una filiera sempre più schiacciata dagli ultimi esecutivi. Difatti la situazione, in senso di riforme, è bloccata al 2017, quando nella Conferenza Unificata Stato-Regioni si abbozzò un programma di riordino tra Matteo Renzi, allora leader, e gli Enti Locali. Chiacchiere a cui non hanno fatto seguito azioni concrete. Anzi, la frammentazione, tra normative nazionali e regionali, è aumentata. E la situazione non fa il bene di nessuno, tantomeno dello Stato. E dell’Erario.

Qualcosa ha cominciato a muoversi, anche perché i danni, ad oggi, sono già parecchi ed evidenti, a causa delle misure di restrizione che impediscono, eccetto l’online, ogni attività di gioco. Basti pensare che in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, si è perso in una decina di giorni dal 50% al 30% dei ricavi sul gioco fisico. Il settore, comunque, nel 2020, non aveva molte alternative: senza riforme, sarebbe seguita una morte certa. Oggi si aprono degli spiragli anche dal punto di vista legale, il vero cavillo della macchina burocratica italiana.

Gli ostacoli non mancano, tanto in Italia, tanto nel mondo: secondo una ricerca della H2 Gambling Capital, istituto specializzato sul mercato dell’azzardo, il gioco italiano e mondiale subirà cali per l’11%, a causa del virus. I ricavi sono calati già quasi dell’8% ad inizio mese, ma il blocco pressoché totale ne ridurrà ulteriormente il gettito, sia nel mondo occidentale, sia nel mondo orientale. L’Italia è capolista in questo senso, avendo già registrato un vistoso calo del 9,4%. Nel mentre resiste l’online, che è passato al 16% rispetto al 13,2% registrato ad inizio contagio.

Alla fine della crisi, in Italia soprattutto, la stessa abnegazione occorrerà per mettere mano ad un programma di riforme nell’interesse di tutte le parti in causa: filiera, Stato, Erario, online. Evitando gli errori di oggi, per un futuro migliore domani. E per non far morire un settore che in Italia c’è ed è vivo. Si citano, a titolo di esempi, i dati della raccolta da gioco in Calabria che è tra le regioni con la spesa meno alta, a dimostrazione del fatto che il gioco non è una piaga sociale. Qui la spesa non è andata oltre i seicentomila euro, raccolti tra Cosenza e provincia. Reggio Calabria non supera i 588.000 euro, Crotone e Vibo Valentia non vanno oltre i 200.000 euro, Catanzaro chiude a 325.000.

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